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MASCHILE AUSILIARE

Gioele Coccia

Testo di
Lorenzo Gasparrini

Performer
Marco Grossi, Eleftheria Iliopoulou, Giorgia Scisciola

Musica
Bernardo Di Mattia

Finora l’egemonia del maschile si è tradotta in continue trasformazioni del potere patriarcale, che ha prodotto continue immagini di sé in modo da mantenere stabile e funzionante quella gerarchia tra i generi che è valida ancora oggi.

Il capitalismo – figlio maschio del patriarcato, è sempre bene ricordarlo – non ha fatto che accelerare e potenziare questi meccanismi di trasformazione, moltiplicando le tante figure maschili che riproducono lo stesso modello egemone: il “primitivo” che caccia i grandi animali per le donne e la prole della tribù, l’eroe omerico che sfida divinità e i suoi simili per regnare su genti e città, il centurione tutto disciplina e ordine militare, il gladiatore che dà spettacolo della sua virilità, il cavaliere senza macchia e senza paura, il crociato liberatore della terra promessa, l’esploratore intrepido di nuovi mondi, lo scienziato geniale, il grande artista, l’eroe rivoluzionario, l’inventore che migliora il mondo con le sue idee, il grande imprenditore che le realizza e dà lavoro a migliaia di persone…

Tutte bellissime invenzioni di quel modo patriarcale e paternalista di pensare al passato sempre come “bei tempi” che in realtà non sono mai esistiti. Dei massacri disumani come prezzo per innalzare quelle figure a modello sociale, meglio tacere; sul ruolo delle donne trattate nella loro quasi totalità come animali domestici giusto un poco più docili e civili, sorvoliamo con indifferenza; sull’invenzione delle innumerevoli “perversioni dell’umano” come etichette a qualsiasi cosa non fosse rigidamente eteronormata, facciamo finta di dimenticarcelo.

Dopo una trentina di secoli a molti uomini sta venendo in mente, e nel cuore, che sarebbe proprio ora di cambiare mentalità, modelli di vita, poteri nelle relazioni, linguaggi. Testimonianze, esperienze, studi, ricerche, ci sono: si chiamano femminismi, e da almeno trecento anni stanno producendo modelli alternativi e funzionanti al potere maschile patriarcale – compreso ovviamente quello usato da molte donne.

Il difficile è usarle, queste alternative, in un mondo che continua a vendere la maschilità tradizionale come l’unica “vera” e possibile e funzionante. Come avere una credibilità, una coerenza, contro un’intera cultura? Come potersi generare un maschile ausiliare e non egemone?

Ausiliare perché di complemento e di aiuto non ad altri generi – ammesso e non concesso che questo concetto di genere possa ancora avere un senso – ma perché in primo luogo di aiuto a sé, ai propri congeneri. Di contro al primo e potentissimo assunto patriarcale: gli uomini sono in continua lotta agonistica tra loro per misurare la propria maschilità, in quantità di soldi, in numero di altri uomini assoggettati, in quantità di sesso usato, in lunghezza del pene, in metri quadrati della propria abitazione, in cilindrata della propria moto o auto, in stazza della propria barca.

Uscire da questa lotta significa anche rendersi irriconoscibili a chi è abituato a vedere nel maschio solo e soltanto una possibilità. Significa generare diffidenza, sospetto, sarcasmo nei congeneri maschi ma anche in altri generi; perché come ultimo tabù da infrangere, per un uomo che vuole liberarsi dalla dorata gabbia patriarcale attraverso i femminismi, c’è quello del bisogno di essere riconosciuto con il rischio di non essere più riconoscibile. L’ultimo abisso patriarcale da superare.