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plurale

Testo di
plurarle

Vi racconto un mito.
Per millenni, il leone è stato il re indiscusso della giungla. Ogni volta che aveva fame, la leonessa doveva correre per preparargli il pasto. Inutile dire quanto godesse il leone in quella condizione. Ad un certo punto, però, iniziò a notare qualcosa di diverso nell’aria. Infatti, in poche decine di anni, le leonesse mutarono fortemente, trasformandosi in leopardi arrabbiati. Si rese conto che Darwin aveva mentito (quel maledetto!). Un’evoluzione così rapida non si era mai vista. Il leone, impaurito, si guardò allo specchio: nessuna criniera, solo strisce bianche e nere.
Dirò ora poche cose su di me.
Quand’ero piccolo piangevo spesso. Un giorno mi dissi: “non voglio più piangere così tanto!”.
A 21 anni non mi ricordavo quando fosse stata l’ultima volta che avevo pianto. E nemmeno l’ultima volta che mi ero ammalato. Ero diventato chiuso, impenetrabile. Niente entrava, niente usciva.


Ora, se mi guardo dentro, non vedo niente: buio. Non riesco a orientarmi. (Questo me l’ha insegnato la persona che amo).
Allora, anziché guardare, proverò ad ascoltare:
Sento musica organica. Tu-tum, tu-tum. L’ambiente è caldo, energico. E corpi attivi, pulsanti, stretti in una coreografia sanguigna, ma c’è un danzatore che mi annoia. Sono stufo di vedere ballare questo mio fragile ego maschile!
Sono stanco che il mio cazzo rigido penetri ferendo e ferendomi al centro strabico del corpo falso che abbiamo inventato. Voglio ri-costruire il mio corpo facendolo brillare in un party scivoloso che è il mio desiderio.
Non voglio penetrare il mondo e avvelenarlo per un capriccio infantile.
Voglio essere perennemente incinto! Nutrire e mantenere vivo il bambino che è in me.
Ora che sono dentro di me, assisto allo spettacolo dei miei organi. Quando ho paura, il direttore d’orchestra accelera il tempo. Agitazione. Non mi piace quando succede. Spesso, la reazione più spontanea è quella rabbiosa, violenta. Ma voglio avere coraggio! Mettere in atto una rivoluzione attraverso la gentilezza. Dovrei gioire quando mi batte forte il cuore, perché mi fa sentire vivo.
Essere vivo, schiudermi, essere penetrabile. Con delicatezza, far scivolare via il superfluo, la frustrazione, la guerra, la rabbia e mettere in circolazione il rispetto, l’empatia. Empatia, en- pathos “sentire dentro”. Ma se sento dentro quello che sente dentro l’altro, e viceversa, esistono ancora un dentro e un fuori? Voglio brillare, di modo che i miei contorni luccicanti possano confondersi con la luce della luna. Non so più dove finisco io e dove invece inizia il mondo.