Queer Pandèmia

Genesi di una metamorfosi

TWM Factory dal 1 dicembre ’23 al 14 gennaio ’24

Queer Pandèmia

Genesi di una metamorfosi

TWM Factory dal 1 dicembre ’23 al 14 gennaio ’24

Un racconto di corpi, materie in-organiche e fioriture di vario genere. Attraverso fotografie, installazioni e opere plastiche, l’esposizione si propone di riscoprire il significato di “differente” in quanto valore e non scarto, attraverso le dinamiche di trasformazione e ricircolo, per generare uno spazio di germinazione identitaria fluido e mutabile. La mostra è un proliferare di opere che sfumano i confini tra umano e non umano tentando di abbattere i sistemi oppressivi che circolano nella società. La mostra è un luogo di germinazione e moltiplicazione con l’obiettivo di offrire un’occasione di riflessione.   

Sara Lorusso

Sara Lorusso ha studiato fotografia presso la scuola Spazio Labò e successivamente intraprende l’Accademia di Belle arti di Bologna dove frequenta il corso di Fotografia, Cinema e Televisione. La sua ricerca artistica spazia dalla fotografia, all’internet art fino a installazioni che stimolano l’interazione dello spettatore. Il suo lavoro intende diffondere un messaggio di inclusione, mostrare una visione alternativa del corpo della donna, da sempre oggettivato ed estetizzato, e altre forme fisionomiche libere dai canoni di genere.

Domenico Cennamo

Domenico Cennamo ha iniziato la sua carriera artistica come pittore, il che aiuta a spiegare il suo uso del colore, il senso della composizione, i contrasti di luce e buio e gli elementi narrativi.

Cennamo è entrato nel mondo della fotografia dopo aver lavorato nel mondo della moda come agente. Dopo diversi anni ha sentito il bisogno di vedere le sue modelle fotografate in un modo diverso e ha iniziato a lavorare prima come fotografo di moda e poi di belle arti.

Davide Viggiano

Davide Viggiano è un artista visivo diplomato in Arte del Tessuto presso l’Istituto Statale d’Arte della sua città natale; ha proseguito i suoi studi in campo artistico presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia.

Il suo lavoro esplora i confini della pelle, membrana psico-fisica che riveste il corpo, veicolo delle relazioni sensoriali: tra l’ambiente interno e l’ambiente esterno, nonché luogo di scambio in cui abitano identità post-umane.
Madre rappresenta un organismo che si rigenera, una matrice di fluidi, di cellule e di vita, un utero materno. Essa è realizzata con bio-materiali di derivazione vegetale: tè nero, acqua, agar agar e glicerina, termoinduriti. L’organico e l’inorganico si fondono e si ibridano in un’unica materia, diventando veicolo di creazione e di scambio, di gestazione e trasformazioni continue.

Giulia Cauti

Giulia Cauti è un’artista visiva, costumista e performer. Ha conseguito un Master in Visual Arts, Costume Design presso la Royal Academy of Arts di Anversa (Belgio). Il suo focus è sulla traduzione di esperienze traumatiche attraverso le arti visive e performative. Nella sua pratica, i biomateriali sono metafore delle varie forme e significati del trauma.
Attualmente sta continuando la sua sperimentazione durante il suo progetto di “inizio ricerca” RAUM (spazio) + TRAUM (sogno) = TRAUMA.

Standing on the threshold è un’installazione site-specific. Nasce da una riflessione su perdita e trasformazione. Il titolo si riferisce all’attrazione per il vuoto, in francese “appel du vide”, che descrive una condizione di paura nell’affrontare un cambiamento, seppur desiderato. Materiali di scarto rielaborati si fanno “portali” verso la rinascita di un oltre, dove attrazione e repulsione si mescolano e diventano strumenti di (ri)scoperta del sé; tuffi verso un universo di libertà dell’essere.

Matteo Piacenti

Matteo Piacenti è un autore multidisciplinare, che spazia tra scultura, pittura, fotografia e performance. Gran parte del lavoro è dedicato alla creazione di immagini capaci di evidenziare i momenti essenziali.

E se si partisse dalla nudità per rigenerare la società?” da questa domanda nasce il progetto di Matteo Piacenti, che ha pubblicato un annuncio alla ricerca di 100 soggetti disposti a scoprirsi in una performance collettiva di 8 ore che si è svolta il 4 dicembre 2022 a Bologna. Nessuna selezione preventiva, per un esperimento sociale inclusivo volto a svelare la propria autenticità.

Daniele Costa

Inizia la pratica artistica nel 2014 dedicandosi prevalentemente al video. La sua ricerca si focalizza sulla conoscenza del corpo umano in due direzioni di introspezione personale. Da una parte il funzionamento interno del corpo umano, dall’altra la singolarità umana, la conoscenza dell’individuo in rapporto alla sua storia, al suo mondo e alla sua persona.

Il lavoro ruota attorno alla figura di Trapezia Stroppia – La Trape, drag queen del Toilet Club di Milano, performer, artista, manifestazione altra di Aurelio.
Il lavoro è il risultato di una serie di riprese immersive realizzate nella stanza del protagonista, profondi momenti di dialogo, scambio, immedesimazione tra l’artista e Aurelio/La Trape.
Trapezia, fin dalla sua progettazione, è un viaggio fluido e malinconico nell’irrisolto, un’immersione nella mutevolezza – di confini, categorie, generi e identità – da cui il lavoro stesso prende forza; è una legittimazione della soglia, di quello spazio interstiziale e transitorio che è tuttavia corpo pulsante e vivo di contraddizioni, ripensamenti, desideri.

Giuseppe Loi

Il lavoro di Giuseppe Loi sconfina nella multidisciplinarietà di vari linguaggi artistici. I materiali, intrisi di vissuto, vengono impiegati per dare luce a nuove riflessioni su temi esistenziali cari all’individuo: la costanza creata attorno all’identità personale tramuta in identità collettiva.

Il progetto Senza titolo (eyes) è racchiuso all’interno di un album di famiglia, un contenitore di esperienze mnemoniche dal quale vengono estrapolati gli scatti.
La serie si anima nel momento stesso in cui queste immagini vengono ricoperte di glitter; la scelta di questo materiale rimanda all’utilizzo che di esso se ne fa durante l’atto di rendere perfetto e accattivante un oggetto che risulterebbe “difettato”.

Ziyu Wang

La pratica di Ziyu Wang, fotografo di Shanghai con base a Londra, mette in luce gli stereotipi di genere e orientamento sessuale, sfidando il potere patriarcale degli uomini attraverso la parodia della mascolinità egemonica delle teorie di Judith Butler e dei lavori di Catherine Opie.

Il progetto di Wang indaga gli stereotipi della mascolinità sfruttando i concetti di familiarità e perturbante. Le fotografie hanno fatto parte della mostra “BARE”, un progetto queer multimediale sviluppato da Spazio Fontanella a giugno 2023 in occasione di Queer Pandèmia. La mostra curata da Tomas Ayerbe Lombardi, Alberto Agosti e Camilla Rocca, con i lavori di Ziyu Wang, LIM e Diletta Bellotti, intendeva indagare il concetto dello stato d’essere queer come eterno punto di tensione e conflitto, in cui il corpo e lo spirito sono in un equilibrio sospeso, come in un’istantanea di un soggetto movimento.

Florian Hetz

Florian Hetz è un artista berlinese che inizia il suo percorso artistico nel mondo del teatro, per poi abbracciare la fotografia.
Nel 2007 soffre di amnesia causata da un’encefalite e – per contrastare la perdita – decide di iniziare ad immortalare la sua quotidianità attraverso le fotografie.
Quello che inizia come un diario fotografico, evolve gradualmente in una riflessione creativa sul concetto stesso di memoria.
Attraverso i suoi scatti, Hetz indaga sui ricordi e sulla loro mancanza, sottolineando la loro natura sfuggente e frammentata ed invitando a riflettere sulla complessità della memoria.

Jacopo Paglione

Jacopo Paglione è unǝ fotografǝ romano, si occupa di fotografia fine art e lavora con la dimensione della ritrattistica attraverso la propria visione. La sua ricerca affronta tematiche come la salute mentale, la pressione sociale, l’intimità e la vita da persona queer.

Milza è l’organo del corpo umano deputato al riconoscimento dello sforzo fisico. È la milza a segnalarci la percezione del dolore quando siamo in stato di riposo, di ripresa.
Il progetto racconta la connessione tra il corpo umano e l’esterno, posti abbandonati o paesaggi surreali come quinta scenografica. L’intento è esprimere la forza delle nostre debolezze e la battaglia che ognuno di noi affronta per superarle, conquistarle e per sentirsi completi.

AdeY

AdeY è un artista britannico, nato nel 1981. La sua identità è sconosciuta, ma le sue fotografie parlano per lui.
L’arte è al confine tra fotografia e performance e raffigura il corpo nudo in situazioni giocose, in stanze minimaliste e paesaggi vuoti.

Ornella Mercier

Ornella Mercier è laureata al Centro Internacional de Fotografía y Cine EFTI di Madrid e ha conseguito un Master in post-produzione fotografica.

La sua ricerca intende diffondere un messaggio di inclusione con l’obiettivo di dare visibilità a questioni di genere, sessualità e identità.

Le foto della serie Zigospore di Ornella Mercier sono catalizzatori sensoriali che, attraverso l’evocazione di istinti e stimoli primordiali, vogliono accorciare la distanza tra quello che viene ritenuto il mondo percettivo comune e quello che invece è il mondo reale ed effettivo, vissuto nella carne e nell’anima da chi lo abita restando fedele alle proprie contraddizioni.

Ilare

Ilare è natǝ a Roma nel 1994. Diplomatǝ in Didattica e Comunicazione dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Roma, lavora da tre anni per la WPS Multimedia, laboratorio di ricerca artistica per la progettazione e realizzazione di audiovisivi, video-installazioni e percorsi museali. Utilizza diverse tecniche, mezzi e materiali (carta, stoffa, fotografia, legno, digitale). Nel 2019 partecipa al ciclo di eventi, mostre e performance “Doppia coppia” presso lo Studio Campo Boario (Roma), a cura di Alberto D’Amico, segnando così l’inizio di un percorso artistico autonomo.

Orifizi è un apparato luminoso osceno che si nasconde dietro un riflesso.
È figlio di una vergogna che rinuncia alla passività e alla rassegnazione e che lentamente, gocciolando, trasforma la rabbia contenuta in energia rinnovatrice.
Tramite le aperture praticate sulla superficie riflettente, per il passaggio dei vari fluidi, il pubblico è invitato ad avvicinarsi e utilizzare liberamente i propri organi di senso, i propri Orifizi, per entrare in connessione con l’apparato luminoso interno.

Valeria Carrieri

È un’artista e ricercatrice con un percorso multidisciplinare. Diplomata in pittura alla Hear di Strasburgo, ha conseguito un PhD in filologia e critica all’università di Siena e Lausanne.

Autoritratto notturno è un’installazione proliferante, un repertorio fantasmatico e trasognato di oggetti simbolici o quotidiani. Elementi botanici, estensioni del corpo ginomorfe quali brocche, scodelle e occhiali testimoniano che la “indecidibilità” dello statuto delle cose e del vivente “è il fondamento di ogni politica”. L’acqua, in forma di pianto e lacrime, lega i vari elementi mentre al centro, la donna-urna riscrive la figura mitologica della ninfa-naiade con il suo portato di violenza.

Denys Shantar

Denys Shantar è unǝ artistǝ e curatorǝ ucraino residente ad Anversa. Ha una formazione teatrale e si è laureatǝ in Belle Arti presso l’Università delle Arti di Zurigo.

Flags, “bandiere”, è una serie diventata una sorta di diario che documenta i pensieri sugli eventi personali e globali, esprimendo grida silenziose e personali.
Sono una riflessione sul lasciare la propria casa, sull’andare avanti e sul dare ai pensieri un posto fuori dalla propria testa. Realizzate con materiali trovati e regalati, Shantar utilizza tecniche e materiali diversi.

Diego Moreno

Diego Moreno è un giovane artista di San Cristóbal de las Casas, Messico: un luogo di confluenza di culture preispaniche e contemporanee, intrecciate in nuove rappresentazioni di comunità che prendono forma, come inconscio collettivo e individuale, nel lavoro dell’artista.

La serie trae origine da Los Panzudos Mercedarios, gli spiriti guardiani del quartiere della sua città d’origine. Queste figure, che annunciano la festa di Nostra Signora della Merced e la accompagnano in processione, rappresentano i peccatori: più brutto sarà il costume indossato, più grande sarà l’assoluzione dei peccati di chi lo porta.
Integrando l’immaginario dei suoi antenati con l’universo familiare, Diego Moreno esplora e interseca i tunnel di rappresentazione dello spazio domestico, delle tradizioni preispaniche e delle visioni apocalittiche della religione cattolica, indagando i collegamenti tra mostruosità, malattia e morte.

Ohii Katya

Ohii Katya è un’artista visiva e performativa ucraina. La sua pratica artistica multidisciplinare attraversa performance, installazione, video e scultura. La sua ricerca ruota attorno all’immersione oscura in processi intensi, persino violenti, di metamorfosi e al fascino dell’alieno e dello strano.

Le sculture Kolyska e Puppy sono state create per l’installazione site-specific MORULA curata da Stefania Plaza Morza a Piano Zero di Roma. Rappresentano creature ibride in via di formazione, sono feti in fase di gestazione, con caratteristiche sia artificiali che organiche, inquietanti e attraenti allo stesso tempo.

Alberto Maggini

Alberto Maggini nasce a Roma nel 1983. Si laurea in Biologia presso l’università La Sapienza di Roma, con una specializzazione in botanica. La sua passione per l’arte lo portano ad affiancare gli studi scientifici a dei corsi serali di scultura, usando come medium la ceramica.

Alberto Maggini si ispira alla Natura dalla quale prende le mosse per realizzare istallazioni che riproducono paesaggi, nei quali l’artista mescola conoscenze scientifiche, miti ed elementi dell’immaginario collettivo per stimolare domande sulla nostra identità e sulle relazioni che intercorrono tra l’individuo e ciò che lo circonda.

Why do you tear from myself? attinge all’immaginario delle metamorfosi mitologiche, da un passaggio delle Metamorfosi di Ovidio, in cui il satiro Marsia viene punito per aver sfidato il dio Apollo in un duello musicale. Marsia viene scorticato vivo e rivolge al suo carnefice queste parole: “perché mi strappi da me stesso?”. Per questo lavoro, Maggini ha voluto interpretare l’appello del fauno come una richiesta fatta al dio Apollo, per liberarlo dalle apparenze e rivelare ciò che di bello è racchiuso in sé. Dalla rimozione della pelle viene svelato il vero Marsia.

Davide Martella

Davide Martella (Roma, 1995) inizia il suo percorso creativo come fotografo, ma esplora nuovi medium come il video e la performance durante i suoi anni formativi a Londra.
L’introspezione e l’analisi autobiografica sono il suo punto di partenza per la ricerca.
Il suo lavoro si occupa soprattutto di decostruire usi e costumi occidentali e più in generale di esperienza queer.

Green Corp. è un lavoro video che nasce da un periodo di sperimentazione con la performance drag e ballroom, e che vede una sovrapposizione fra il linguaggio aziendale e la dialettica queer, come in uno scontro fra gli standard imposti dal capitalismo e l’autocreazione.
Privato della sua funzione pratica nel cinema e nella fotografia, il green screen, indossato come una seconda pelle dai personaggi ritratti, diviene veicolo di un’identità mutevole che naviga verso la propria liberazione.

Guglielmo Mattei

Guglielmo Mattei, pittore e professore di Lettere; vive e lavora a Roma. Allievo del maestro Elio Mazzella, ha portato avanti due ricerche parallele: da una parte, ha approfondito l’indagine della realtà con opere prettamente figurative; dall’altra, si è incamminato verso orizzonti più informali con la serie Sopravvivenze.

Il dittico suggerisce due miti greci: Zeus desiderò il giovane Ganimede e lo rapì dopo essersi trasformato in aquila; la ninfa acquatica Salmace impazzì per Ermafrodito e chiese agli dei d’essere fusa con lui in un unico essere androgino.
Due relazioni quasi spaventose, due contaminazioni totali, sull’inattesa libertà degli Antichi e che trovano un proprio spazio nella rappresentazione del mondo di allora e, attraverso l’arte e la memoria, di oggi. Dall’artista: “In principio c’è il Desiderio: tutto quello che ne deriva, qualunque forma abbia, è sacro.”

Sofia Talanti

Sofia Talanti è attivə tra Firenze e Linz (Austria); ha studiato scultura, design degli allestimenti e interfaces cultures. L’utilizzo creativo delle nuove tecnologie nella fotomanipolazione, stampa 3D, rendering, animazione e installazione permettono la creazione di forme scultoree innovative, progettate su intrecci di regole tra mondo online e fisico.

Reconnecting parla del rapporto dell’artista con il proprio corpo e di come ha riscoperto la sessualità escludendo le regole del binarismo di genere: attraverso oggetti e momenti vissuti nella sfera sessuale, si riappropria di ciò che lə fa sentire compresə e incarna un nuovo ruolo. Le scansioni del corpo nudo in 3D con diverse pose, in momenti di sottomissione e dominazione, con attributi femminili e maschili attivano una presa di consapevolezza della totale espressione del sé.

Bookdisplay

Oltre allo spazio dedicato alla mostra, è presente un bookdisplay dove vengono messi a disposizione del pubblico diversi testi da consultare, insieme alle opere di alcunɜ artistɜ.

La selezione di libri, su fotografia e creatività contemporanea, tratta i temi principali inerenti all’esposizione e ad alcune tematiche care alla comunità LGBTQIA+. Questo ambiente è nato dalla partnership con Libreria Leporello, a seguito della call Nuovi corpi e pratiche di genere nell’editoria dell’arte contemporanea. Relativamente alla sezione di saggistica, narrativa e fumetto, i testi sono stati proposti da Libreria Antigone e dalla Biblioteca Comunale di Cisterna di Latina “Adriana Marsella”.

Alessandro Burelli

Alessandro Burelli è un graphic designer umbro.

In mostra sono esposti tre poster per la campagna promozionale del Bequeer, la notte LGBTQIA+ dell’Umbria che crea un safe space per tutte le soggettività fuori norma.
La sfida si presenta ogni 15 giorni: un universo scintillante da descrivere con forme, segni e colori come se fosse la copertina di un magazine bisettimanale.
Per la realizzazione del progetto di comunicazione è stata fondamentale la collaborazione con l’ad Lorenzo Benedetti, con cui l’artista ha approfondito i temi e gli aspetti della cultura queer che poi tradotti in illustrazioni.

Andrea Casanova

Andrea Casanova ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e alla Cfp Bauer a Milano, dove attualmente vive e lavora. Nella sua pratica integra il mezzo fotografico con il digitale e le nuove tecnologie.

Questa serie, a metà tra la performance documentaristica e attoriale, racconta con limpidezza e misticismo i protagonisti dell’universo rituale della festa.
Resa possibile nella determinatezza di un momento artistico, l’opera diventa performativa: non è oggetto che permane, ma temporaneità pura. La sua memoria è esclusivamente conservata nella mente collettiva della sua popolazione, i singoli sopravvivono solo se legati in una fitta rete micelica.

Arianna Martucci

Arianna Martucci è un’illustratrice di origini pugliesi, la cui ricerca si basa sulla contaminazione delle relazioni.

Per la sua illustrazione dedicata al progetto, l’artista ha scelto di rappresentare la pratica del voguing come processo di metamorfosi, interpretando la danza come una conquista dell’utilizzo del proprio corpo e dello spazio.
L’artista accosta visivamente le pose del voguing alle posizioni di attacco della mantide religiosa: entrambe presentano elementi di sensualità e sinuosità, ma anche di aggressività e alienità.

Chiara Bruni

Chiara Bruni è una fotografa e autrice italiana, la sua ricerca indaga il tema dell’identità in una sfera intimista mettendo in relazione il corpo e lo spazio circostante creando realtà alternative.

Porno Eden incarna il contrasto tra sacro e profano. Utilizzando la tecnica del collage, Chiara Bruni rivisita fotografie d’archivio, degli anni Sessanta e Settanta, ricontestualizzandole nel proprio immaginario artistico.

Francesco Esposito

Nato a Napoli, Francesco Esposito si è laureato in Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, per poi proseguire il corso magistrale di Fotografia. La sua pratica artistica indaga temi principalmente connessi a lotte sociali e disturbi comportamentali.

 La casa del popolo è un progetto fotografico che si pone l’obiettivo di contrastare gli stigmi sociali che il poliamore porta necessariamente con sé all’interno della società patriarcale di cui facciamo parte. L’umanità di questi rapporti giustapposti a un contesto naturale, evidenzia la spontaneità libera che li caratterizza.

Gianluca Sturmann

Nasce a Genova ma vive a Bologna.
Disegna fin dalle elementari, età in cui trasforma tutti i suoi quaderni in appunti per storie su dinosauri napoleonici, continenti celesti e architetture olografiche. Molte delle sue ispirazioni appartengono al mondo della
letteratura, della cinematografia e della musica.

La sua attività è principalmente concentrata sul disegno e la scrittura; l’elaborazione di messaggi a cui dare una rappresentazione. Talvolta questo diventa un post-it, una raccolta di canzoni illustrate, o una maglia da indossare.

Bruno Cipriani

Bruno Cipriani è un architetto appassionato di design.
I suoi lavori spaziano da piccoli e grandi oggetti d’uso quotidiano ad installazioni architettoniche ed artistiche.

Mogge mogge è un coffee table.
Il nome deriva da una filastrocca in dialetto leccese che letteralmente significa morbido morbido.
Le forme e i colori si ispirano ai corpi così come sono, senza la necessità di seguire delle forme che non sempre ci appartengono.                            Mogge mogge sono la realizzazione nello spazio di un gesto d’amore, una carezza di Davide, nei confronti di Bruno. 

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