Saggi e fabule

L’immaginario su cui si fonda QUEER PANDÈMIA nasce nel collegamento tra il mondo queer e quello della malattia. È un’intersezione che spesso popola le retoriche trans-omofobiche nella politica e nei media; un archetipo che risale all’epidemia di HIV-AIDS degli anni Ottanta, in cui ha prevalso la conformazione di uno stereotipo che considera l’omosessualità un problema nocivo e in espansione; un pericolo che si diffonde come la peste e che dev’essere eradicato e combattuto, come succede tristemente ancora oggi nei centri di conversione.

Noi scegliamo di riappropriarci della narrativa della malattia, come ci siamo riappropriati della parola queer. Le nostre identità proliferano come germi, si riproducono e si moltiplicano invadendo la realtà, introducendosi negli spazi e nei media, fiorendo e sbocciando in un centinaio e poi un migliaio di sessi e identità, come inneggia il manifesto Xenofemminista del collettivo Laboria Cuboniks.

Nel 2022 con ULTRAQUEER – Espressioni artistiche metagender, mostra transdisciplinare a Palazzo Merulana a Roma, abbiamo raccontato le essenze della queerness focalizzandoci sui temi del corpo, della sessualità e dell’identità, presentando in un contesto istituzionale espressioni artistiche queer territoriali e internazionali.

Quest’anno decidiamo di spostare la riflessione concentrandoci sul punto di contatto tra l’identità queer e le sue relazioni, che passa attraverso strumenti, lotte e nuove pratiche con cui invadere gli spazi, contaminare i rapporti affettivi e mutare gli stereotipi estetici dominanti, come una pianta infestante che crea nuova vita al suo passaggio.

Attraverso un’open call dedicata alle pratiche artistiche queer e LGBTQIA+, abbiamo creato un dialogo che potesse accogliere una profusione di opere e testi  dispositivi di sperimentazione queer. Abbiamo raccolto i contributi di 46 autorɜ e 250 artistɜ, con l’intento di mostrare quante più identità e pratiche fosse possibile raccontare. Con l’aiuto dei partner exibart, Edizioni Tlon, BASE Milano, Libreria Leporello, CCO Mario Mieli e Officine Vittoria abbiamo scelto di dare rilievo ai linguaggi creativi originali e ai lavori che ricercano a fondo le espressioni pluriformi della queerness.

Quelle che leggete sono una serie di narrative divergenti, sperimentazioni queer, ibridazioni oltreconfine, critters che proliferano e si agitano in una varietà di compost, d’incontri di più specie e generi, la cui contaminazione genera nuove forme di vita. Sono storie nuove, che offrono visioni diversificate sul mondo e sul genere. Sono voci polifoniche che non hanno bisogno di un direttore d’orchestra.

Con QUEER PANDÈMIA e ULTRAQUEER intendiamo promuovere una moltitudine di rappresentazioni non-maggioritarie e di narrazioni diverse, introducendo nuove opere scritte e nuove immagini che possano soppiantare quelle che ci ossessionano e perseguitano da secoli e millenni di storia, fallocentriche e antropocentriche, su cui si basa il fondamento delle nostre identità. Nelle lotte di affermazione politica e identitaria, non dobbiamo sottovalutare il potere della narrazione e della cultura visiva nei processi di riconfigurazione degli assetti sociali.

Noi ci faremo pandemia: riconquisteremo spazi, corpi, narrative – dai pochi alle molte, invaderemo il mondo normativo. Siamo creature ibride, streghe, mostri, trans*, emarginatɜ, finocchiɜ. Contro chi usa la nostra identità per opprimerci, non esiteremo a usare le nostre identità per contrattaccare. A chi ci dice che siamo anormali, anomalɜ, malatɜ, rispondiamo: «Noi siamo la cura».

Abbatteremo i recinti culturali da cui siamo esclusɜ, affinché nessunə di noi sia più soggettə alla cancellazione culturale, all’esclusione forzata, all’oblio; affinché chiunque possa avere le stesse possibilità di attingere e contribuire alla tradizione e diffusione culturale.

I nostri intenti sono iscritti nel nostro nome: QUEER PANDÈMIA, dal greco pán (“tutto”) e démos (“popolo”), affinché la queerness sia di tuttɜ.

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